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La donna che vorrei con tutto il cuore chiamare mia
È più bella della dea Afrodite in un prato di maggio
La sua pelle è miele appiccicoso da cui non ti liberi
Sul mortale palato pare nettare degli dei
Pelle d'oca assaggiando quella dolce fatale pelle
Brividi di freddo mi salgono lungo la schiena
Gocciolo salato dalla fronte madida al suo pensiero
L'eros per quella dolce amara pelle
La vedo camminare sui fiori primaverili
Sembra fluttuare in un altra dimensione
Non piega gli steli dei fiori profumati
Ad ogni suo passo mi sento comprimere il costato
Le mie dita tremano al solo pensiero di sfiorarla
Ardo di finire nella sua dolce trappola mortale
Anche a costo di non vedere più la luce del sole
Oh Afrodite, fa voltare quella creatura verso di me
È la causa di tutti questi miei tormenti fisici
Abbi pietà di una donna tanto innamorata e devota
Anche tu puoi dire che è più bella di te.